Prima c'era solo il brodo primordiale. Migliaia di siti relativamente semplici, apparsi in scena come organismi unicellulari e subito reclamati da un essere multifunzionale: il Webmaster.
Presto si è fatta evidente la simbiosi. Il Webmaster nutriva il sito. Il sito cresceva e acquistava importanza, e con esso il ruolo del webmaster. La vita era bella.
Poi sono arrivate le grane. Dimensione e complessità dei siti hanno creato un circolo vizioso incontrollabile. Sono comparse le prime mutazioni.
Organismi con strani nomi, come Interaction designer, Usability engineer, Customer experience analyst e Architetto dell'informazione, hanno iniziato a gareggiare con il Webmaster per riconoscimenti e responsabilità. Rotto l'equilibrio iniziale, siamo entrati in un'era di rapida speciazione e specializzazione.
Queste nuove forme di vita, che competono e combattono per definire ruoli e relazioni, possono scatenare conversazioni infuocate.
Qualche tempo fa sulla lista di discussione CHI-Web, un membro dominante della razza Usability engineer, Jared Spool, attaccava la razza Customer experience:
"Personalmente ritengo che l'attuale movimento Customer experience sia un pitale da notte. Credo sia tutta una campagna PID (paura, incertezza e dubbi), per manipolare nelle mani degli executive i budget assegnati alle consulenze esterne."
Battaglie del genere sono molto divertenti, o molto poco, a seconda dei punti di vista. Ma prima di prenderle troppo sul serio, dobbiamo ricordarci un paio di cose:
Dobbiamo darci tutti una calmata.
Arrivo al dunque, l'argomento centrale e per nulla scherzoso di questo articolo. Ho assistito di recente al tentativo di limitare il ruolo dell'Architetto dell'informazione, con il sinistro scopo di ridurre la nostra preziosa riserva di caccia. Non è stato divertente.
E' iniziato tutto a marzo, quando Jesse James Garrett ha disegnato un ottimo modello visuale, che illustra gli elementi della User experience.
Come capita con ogni buono strumento, alcuni malintenzionati hanno trovato subito il modo di sovvertire il modello di Jesse, per scopi personali e malvagi. Nonostante il fatto che Jesse dichiari esplicitamente:
"Questo modello non descrive un processo di sviluppo, nè definisce i ruoli all'interno di un gruppo di professionisti di User experience"
ho visto persone che cercavano di schiacciare il ruolo dell'Architetto dell'informazione in quella che corrisponde all'Architettura dell'informazione. Gente che fa affermazioni del genere:
"Non è ancora il momento di coinvolgere l'Architetto dell'informazione. Il suo ruolo arriva solo dopo la definizione dei requisiti dell'utente, degli obiettivi del sito, delle specifiche funzionali e dei requisiti di contenuto. Vedi, guarda il diagramma di Jesse."
oppure
"L'Architetto dell'informazione non dovrebbe partecipare alla progettazione del sistema di navigazione. E' il ruolo dell'Interaction designer."
Dobbiamo contrastare la compartimentazione, per non trovarci un giorno davanti alla prospettiva di restar chiusi dentro piccole cartelline blu.
Uno dei fondamenti della pratica di Architetto dell'informazione è l'organizzazione e la struttura di sistemi informativi, capaci di dar accesso in maniera intuitiva a contenuti e funzionalità.
Ad ogni modo, l'interpretazione del ruolo di Architetto dell'informazione dipende dall'organizzazione, dal progetto e dalle singole persone che ne fanno parte.
Ad uno degli estremi sta il piccolo Architetto dell'Informazione, che presumibilmente si concentra solo sugli incarichi bottom-up (come la definizione dei campi per i metadati e i vocabolari controllati).
All'estremo opposto sta il Grande Architetto dell'Informazione, che può anche essere "un direttore d'orchestra o un regista che porta avanti una squadra, secondo la propria visione personale," come dice Gayle Curtis, Creative Director di Vivid studios.
Vedo in maniera positiva diversità e sfumature di questo genere, anche se molti ci perdono la testa. In un ambiente come il web design, ricco e dinamico, sarebbe stupido creare divisioni nette nei ruoli e nelle responsabilità professionali.
Alcuni progetti richiedono un Grande Architetto dell'informazione. Altri ne richiedono uno piccolo. I lavori migliori nascono dalla collaborazione fra Architetti dell'informazione, Interaction designers e altri professionisti di ogni forma e misura.
Lavorando insieme alla progettazione di siti utili e usabili, ci assicuriamo una riserva di caccia in continua crescita. L'evoluzione non è un gioco a somma zero.